La testimonianza di Enzo.

La mia esperienza con il Coronavirus è iniziata con la malattia della mia fidanzata, mentre io sono rimasto tutto il tempo asintomatico. Sperando che il racconto di questa vicenda che ci ha coinvolti personalmente possa in qualche modo essere utile, sia per dare alcune informazioni sulla gestione del virus a livello sanitario, sia per aprire una piccola finestra su un ospedale di Roma, possiamo affermare che nel nostro caso si è rivelata fortunatamente positiva. È giusto infatti che raccontando la verità di un’esperienza diretta si mettano in luce anche i casi virtuosi di gestione di questa “emergenza”, che oggi chiamiamo così in attesa di avere una chiara panoramica sulla situazione che tutti stiamo vivendo. I sintomi iniziali della mia fidanzata, iniziati l’11 marzo, sono stati diversi: febbre, inizialmente sotto i 38° arrivando a toccare anche i 39°, un mal di testa molto forte concentrato in particolare sulla zona frontale, disturbi intestinali, forte alterazione del gusto e dell’olfatto. Dopo una settimana di febbre, il 19 marzo, sono arrivati i primi sintomi respiratori come peso sul petto, affanno, tosse, sensazione di difficoltà a respirare. Il medico di base non ha esitato a dirle con prontezza e decisione di chiamare il 118 per chiedere il ricovero immediato, senza far passare tempo e prendendo la malattia con la dovuta serietà e tempestività. È stata quindi ricoverata nell’arco di poche ore all’Ospedale Gemelli di Roma, nel “percorso Covid” dedicato, dove ha ricevuto da subito il tampone (dall’esito positivo), l’aiuto dell’ossigeno, la radiografia al torace e tutti i prelievi necessari; a meno di 24 ore dal ricovero, in seguito all’ecografia toracica, ha cominciato la terapia a base di Plaquenil e altri farmaci (antivirali e antibiotici) che hanno portato benefici nell’arco di pochi giorni. Si tratta di una persona giovane (38 anni) e in salute ed è stata seguita con cura per tutto il periodo della degenza in ospedale. Questo per ribadire che la sanità pubblica è importante e preziosa, da sostenere in tempi in cui la cattiva politica la vuole smantellare. Appena dopo il risultato positivo del tampone, ho pensato che fosse opportuno contattare tutte le persone con cui ero entrato in contatto nella settimane precedenti compreso i condomini. Una volta dimessa (26 marzo), è iniziato il monitoraggio da parte della ASL di Roma, che potremmo definire disorganizzato: questo monitoraggio consiste in telefonate periodiche da parte del personale della ASL per accertarsi sullo stato di salute della mia fidanzata e anche mio, in quanto convivente. Disorganizzato perché ad ogni telefonata corrispondeva una nuova schedatura e anamnesi che ripartivano da zero, e la sensazione che le pratiche aperte si stessero moltiplicando (cosa successa almeno 6 volte). Si tratta di una situazione inedita anche per la ASL? Fino ad oggi (22 aprile) non sapevo se avrei avuto diritto al tampone (in quanto asintomatico): è arrivata finalmente la comunicazione che spetta anche a me. Una volta che la mia fidanzata avrà fatto i due tamponi che dovranno risultare negativi per avere il certificato di guarigione, riceverà un certificato di “fine monitoraggio”. Altra cosa che abbiamo saputo dall’operatore dell’ASL è che sembra si stia cominciando a dare la possibilità ai parenti e ai congiunti dei contagiati di effettuare il tampone. Il giorno che potrò finalmente uscire di casa al termine della quarantena, spero vivamente di non incappare in una situazione labirintica e che la mia pratica venga definitivamente chiusa. Vorrei anche che la notizia di “fine malattia” arrivi alla prefettura per non rischiare di risultare ancora in quarantena per un difetto di comunicazione. Rispettando il dolore di tutte le persone che hanno sofferto o subito perdite, spero che il racconto di questa esperienza possa essere utile a chi, come me, desidera liberarsi dalle montagne di notizie esasperanti e paranoiche per diminuire la pressione psicologica aiutando ad affrontare questo momento così particolare.
Enzo Cimino

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